Dia duit, a ghrà!

Archivio per marzo, 2012

Il Pittore e la Musa

Musa nel Vento

Aveva scelto un Sogno d’Artista, quel riposante intermezzo che gli avrebbe permesso fiori e misteri. Dipingeva per non dimenticare il Suo Viso e per mantenere Viva quella Corrente che fluiva nei Ricordi. Dipingeva così come si respira e come si Sopravvive all’Ultimo dei Desideri.
Da un insolito quarto di luna, si accorse del cambiamento nella sua Musa … gli occhi lentamente divennero di Nebbia, le mani giunte in grembo si sgretolarono come polvere nell’aria e la bocca, quel meraviglioso delinearsi di Grazia; proruppe in strazianti urla; poi fu solo il Silenzio.

Adagiò la Creatura sul sofà di velluto rosso e si accorse del pallore irreale che s’irradiava dal suo corpo, tremava impercettibilmente e lo sguardo celava chissà quali Segreti.
Era assorta, quasi perduta nella sua nuova dimensione di non-esistenza; Bellissima ma Irraggiungibile.
Decise di ritrarla in quello strano mondo, l’avrebbe colta in una bellezza Estrema … morente, eppure Furibonda.

Le prime pennellate furono le più difficili, poiché non riusciva a distaccare gli occhi da quello spettacolo … non riusciva a pensare coerentemente … tantomeno a guidare la sua mano nel tentativo di catturare la strana magia di quell’ istante, talmente intenso da bloccare il fluire stesso del tempo.

Lavorò per ore … incurante del dolore alla base del collo.
Perfino le fiamme nel camino crepitavano quiete e la luce delle candele appoggiate sul tavolo, in fondo allo studio e sulla finestra; parevano espandersi … liquefarsi, in un’onda diffusa di luce che accarezzava senza ferire.
Lavorò con Disperazione, con Orgoglio ed Ostinazione, quasi la sua esistenza dipendesse da quei tratti ad olio … stemperando agilmente le tonalità di Passione che guidavano la mano, intenta a ricreare quei lineamenti di seta.

Il quadro prendeva Vita, districandosi fra le solite ovvietà di ambientazione … ma era diverso e quasi sembrava cambiasse, sotto l’influsso di quell’atmosfera.

Dipinto

Lei era Assoluta Protagonista … in riva ad un lago … alle spalle una radura e sulla destra un gruppo di alberi campeggiava primaverile e verdeggiante nella brezza del primo pomeriggio … lei era leggermente chinata in avanti come nell’atto di raccogliere fiori e dal suo vaporoso abito viola e porpora, s’irradiavano quei fiori rubati dal vento … i capelli mollemente trattenuti sulla nuca e ciuffi ribelli, a ricadere come pioggia sulla schiena, Bella come non fosse vera.

Musa tra i fiori

Poi, improvvisamente, Lei tornò a questo mondo e l’artista non si perse nemmeno un attimo della rinascita … vide gli occhi riaversi di una luce dorata e le mani ricomporsi nella forma di carne e sangue che contraddistingue il dolce fluire della vita … la bocca, quell’insondabile mistero di delizia, farsi rosa e poi scarlatto … delicatamente intriso di malinconia nella piega del sorriso di fanciulla.

Il colorito riprese quell’ombreggiatura d’alabastro unica e nell’atto di rialzarsi incrociò il suo sguardo di maestro, riabbassandosi in segno di scusa.

Mai una parola fra loro … sguardi e colori erano un linguaggio più che sufficiente, l’artista si rese conto, in quell’istante, che non l’aveva mai toccata … se non per adagiarla sul sofà qualche ora prima e che tra loro si era stabilita un’intesa preziosa … rara ad aversi tra esseri umani.
La Donna si alzò e così come era arrivata, si Dissolse nell’aria intrisa di cera e fuoco. La Sua Musa era nuovamente ritornata al Regno che le spettava.

Il Pittore accennò un saluto … ma non fece in tempo a sorriderle, era andata via.
L’Uomo tornò al quadro e con gli occhi accesi dal Timore di averla perduta per sempre; tentò di respirare piano, come a recuperare l’essenza di Lei e trovò, tra lo spiazzo erboso sul quale l’aveva ritratta e la sponda del lago, un nastro blu ed un fiore …

… che prima non c’era.