Dia duit, a ghrà!

Archivio per ottobre, 2012

Caro Lucifero

Caro Lucifero

Caro Lucifero … 

… Quand’anche noi fossimo volontariamente intrappolati entro due entità ben distinte e disinvolte nei loro traffici d’anima, nei voli e nelle parole di fiamme e luce; ecco che verrebbe un vento di tempesta a sconvolgere le onde tranquille dell’ignoto; a dilaniare le ferite curate con amore ed i silenzi sarebbero solo timidi cristalli intrecciati sulle vene palpitanti di fuoco.

Ed è nei Tuoi Occhi che splende l’Onice delle lacrime di ogni Mattino.

Come se la perseveranza fosse un’alchimia di colore mescolato al tempo fermo, un giro infinito di gote arrossate e rabbia da sfiorare con il viso rigato e sanguinante.
Possiamo distaccarci dal nostro Io, come un falco, che dal cielo osserva con cautela le vittime del proprio pasto e già ne pregusta il dibattersi fra le fauci assetate di Vita … come a portarsi sulle spalle il peso di due individui sconosciuti l’uno all’altro; ma l’un dall’altro indivisibili ed interdipendenti … Vita e Morte … Respiro e Battito … Fuoco e Gelo assoluto.
Ma non possiamo arrenderci all’immagine che lo specchio rivela di Noi … e nasconderci alla Verità, ci renderà ancora più prigionieri di noi stessi e di tutti gli Inferni che ci vedranno signori e padroni.

Ed è nella Tua Carne che prende corpo il Sapere e la Colpa di ogni Notte.

Alla Fiera della Conoscenza c’è l’albero della Colpa e Domina … incontrastato Signore del Peccato, sul trascorrere delle esistenze e sulle somme dei Peccati senza redenzione, ma non senza un occhio di riguardo al Primo e Più Luminoso Inganno del Bene … quasi che un cammino di Luce fosse dimora della più cocente ombra e nell’Incanto che la voce lascia emergere dal profondo Istante; non potesse che esserci l’Onere di uno sconto mai pagato al Padre e al Presente; privo di lacrime.

Ed è nel Tuo Respiro che s’eleva il Fuoco di ogni Tentazione e di ogni Solitudine Suprema.

Siamo come l’attesa per la Marea che non tace, come un barlume di tenere Vergini che stringono al petto le camice di lino per mettere a tacere la paura e il desiderio … disincanti puri che riflettono tremule fiammelle sugli specchi d’acqua e sulle parole intatte nei limiti assorti degli Incubi.

Ed è nelle tue Mani che prende Forma il Tuono del cuore e la Brama d’Ignoto.

Appartengo a quella schiera abbandonata sul nascere, a quei corpi generati dal Vuoto e dal vuoto accarezzati fino a spezzarsi le ali.
Spesso piove e sebbene la Solitudine non mi faccia paura, ho come la sensazione di essere seguita e sostenuta a distanza da troppe domande e nessuna risposta, proprio come Te.

La mia controparte però, non mi rivolge mai parole, mi fissa; questo si … a volte sorride, con un sorriso strano, obliquo … come una smorfia fatta più per caso che per reale volontà di stabilire un contatto; ma non parla e questo mi fa impazzire … altre volte però mi calma.

È un po’ come guardarsi in uno specchio leggermente distorto ed ingannevole … parallelo … dove tutto sembra rovesciato e leggermente fuori fuoco.
Sempre meglio del Silenzio.

Ed è nel Tuo Bacio che ritrovo la Mia Ala.

Ma non vedo oltre il Portale di questo Dipinto che hai portato alla Luce e troppo di tanto ancora brucia sulle labbra, per poter tornare indietro e lasciare che la traccia di un tale incendio svanisca come lucciole nella scia di un vento caldo … per osservare il profilo di un’Anima Unicamente legata al suo doppiofondo e all’immagine di un sogno nel mondo senza sogni … quante carezze si sono dimostrate, poi, artigli conficcati nella carne, chiodi sulla Croce, per il Bene di chi?
E quanto Male può bastare a se stesso, per dimostrare all’ombra di ciò che Appare; che non sono lacrime a macchiare la terra e non è sangue ciò che imporpora il viso?

Ed è nel Tuo Sangue che scorre l’impeto e la Rabbia di ogni Universo.

È Verità che oscura il volto del silenzio … è Ferita che sgorga come fonte d’inesplorate scintille … è promontorio e discesa … pietra su pietra fino a lacerare l’Ultimo Dubbio e l’ennesima Salita.

Ed è nei Tuoi Passi che si genera il Cammino senza Perdono.

Hai fatto scempio delle nostre illusioni,  legandoci alla catena di un’ala inconsapevole … di un corpo; le cui preghiere al cielo, hanno tolto la voce alle bianche gocce di Verità e la volontà di andare un po’ più in là di strani brividi e Paure.

È’ vero, un bambino si affida ed istintivamente ama e odia e diviene crudelmente puro nei suoi intenti di egoismo, se non vede soddisfatto il proprio bisogno di creatura essenziale, ma non bisogna escluderlo dal resto del mondo e dai Frammenti di Vita, altrimenti crederà di essere il solo a poter beneficiare di Tanto e di Tutto.

Ed è nella Tua Anima Dilaniata e Perduta nella Luce, che ogni “ Perché “ diventa di Brace.

Caro Lucifero,
quando leggerai queste righe non ci sarà Sangue di cui bere e non ci sarà Memoria né Dolore. Quando leggerai io sarò la lama nella Tua mano e scivolerò come un dolce senso di Freddo leggero alla base del collo e mi Vorrai ancora e ancora sulla pelle.

Mi Vorrai con la Disperazione del Naufrago assetato, perché nel palmo della tua mano io sarò diventata ciò che di te conoscerai e quella paura di restare intrappolato e senza speranza, ti legherà a me più che a qualunque Disperazione.

Quando leggerai, saremo tutt’Uno e finiremo avvolti in un tiepido tramonto, di Rosso ed Oceano.


La pietra a spicchi

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Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E sola starò nella radura ronzante d’api.

 

E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.

 

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.