Dia duit, a ghrà!

Archivio per dicembre, 2015

Due Parole …

di sera.

Frasi chiamano il tempo a sé.

Giocano devastando la pelle con i sorrisi e le carezze invisibili degli amanti; come quando la neve non tocca terra e le labbra reclamano un bacio rubato alle ali degli anni.
Il fuoco brucia sempre dove le mani possono ancora sfiorarsi e i volti prendono il colorito del cielo al tramonto.

Due parole … un’altra volta, e gli attimi crescono come braccia di una pianta magica; si perdono nella stretta dell’attimo con il chiaro intento di rubare l’anima ed il battito del cuore, mentre ricordi dormono nella culla della mano. Bianchi e neri come le luci nella notte delle stelle.

Seri e docili nelle movenze, restano come appannati oltre le voci che si rincorrono fra le sale vuote e gli affreschi colmi di angeli. Resto ferma e osservo la nebbia diradarsi oltre le tende, un tiepido sole filtra sulle mani e accanto al comodino l’ultima pagina del tuo libro è sfiorata da un vento leggero e si muove lenta, come accarezzata dai pensieri di questo mattino d’inverno.

Scrivo come in preda ad una nuova febbre, fermo restando che le illusioni siano sempre a guardia dei miei ritorni e di quanto valga la pena attendere. Il vento soffia oltre le fronde del biancospino qui di fronte ed il freddo cristallizza sui vetri quel che resta della nostalgia mentre  volano nuvole sull’orizzonte della parole.

Conservo ogni istante dietro le mani che coprono gli occhi e non solo nei sogni, anche a palpebre socchiuse basta una scintilla ed i frammenti del tempo ricompongono il mio antico Nome. Fuggo mentre chiami a raccolta il dolore, soffro come una ferita che aspetta il caro Angelo dalle ali color smeraldo.
Ancora quel sogno … ancora quella spiaggia e la nave che ritorna nella nebbia fra le pareti a strapiombo sul mare.
Nonostante le ferite, siamo qui.

Due parole, un’altra volta.

E resto così, nella pioggia, ad osservare il passo pigro dei cerchi poco oltre la riva. Sentendo come una musica sprigionarsi dai pensieri e seguendo i ritmi soffusi a farsi cullare dalle parole dell’aria e del vento. Ci vuole poco ad andare in frantumi però, quando dall’orizzonte si alza un volo inaspettato; una corrente trasparente di ali ed immagini a cui non si può dire di fermarsi e rimanere fra le braccia.

Una magia a cui legarsi è fin troppo giusto, sia per le corde che solleticano i ricami del tempo; sia per le voci del mondo che stridono forte con i silenzi ormai collaudati degli ultimi anni. Basterebbe addormentarsi, chiudendo fuori il mondo e le verità che poi non tormentano neanche più di tanto.

La natura della vita è strana a quest’ora d’inverno, pallida come lo è il buio di luna piena e con il vento che scuote le foglie di mezzanotte. Corre precisa nel passo, come se mirasse ad una vita diversa e per nulla differente ai sogni. Come se fosse decisa a sottolineare le pagine ancora da scrivere.

E resto così, tiepida nell’abbraccio delle coperte, con le iridi perse chissà dove … a lasciarMi contemplare da un’oblio che si contende la luce del giorno.