Dia duit, a ghrà!

la chiave

Corde Profundo

L'Essenza del Ricordo … un profumo legato alla febbre del Cuore

Mi lascio alla Notte
come ad un Sussurro fra le altre mie Vite,
uno scrigno serrato
senza volgere lo sguardo oltre la Soglia
ed ho il senso del mare
fra le onde della polvere.

Non è opaca la Pietra
come nel giorno dell’Angelo Poeta,
una goccia d’acqua stilla dagli occhi
ed una carezza lieve
arriva da un silenzio verde di brina.

Tremo all’illusione che sia nello specchio, nel Tempo che trascorro a rincorrere i Luoghi delle mani
e della Sorte Sospesa.

La pelle riluce di pioggia
e nella stanza cadono le stelle,
a milioni riposano sul volto
e scendono come dopo l’Amore folle di due Amanti.

La poesia mi smarrisce
come dentro ad un cammino buio,
labbra serrate e sospiri per non piangere
al suono dell’Inverno.

Si ferma il bisogno Disperato di quella Voce, senza distacco dal bacio che beve Vita e Morte … un Fuoco senza tregua . . . nelle ferite che sembrano rendere al mondo quella dolce tortura a cui il Nodo non può sottrarsi.

Non è Anima.

Non è Canto.

E’ l’Essenza stessa del Ricordo, con la Febbre che accarezza le braci del Cuore . . .
… Vicino e Lontano.

 

 

 


Una Promessa

" Nasce da noi qualche cosa che sarà più forte della Vita … "

” Nasce da noi qualche cosa che sarà più forte della Vita … “

… Un Supplizio d’esultanza
e Meraviglia
a disfarsi come le fronde
sulla gote,
navigando con le mani
fra i capelli
e nello sguardo
d’un Tempo Mai così Profondo.

Il mondo canta di pioggia
e di splendide vesti
che ondeggiano
al suono dell’Amata Voce,
come quelle care cose
che brillano
per l’ultima luce d’estate
e si guardano ancora …

… nella violenta stretta
del Viaggio.

 


L’Ombra dell’Oro

…

La natura dell’acqua ricordava l’infanzia ed i suoi giochi leggeri. Correva lenta come nei sogni e si colorava di lacrime appena prima che le ciglia potessero catturare la goccia.

E restava così, nella pioggia, ad osservare il passo pigro dei cerchi poco oltre la riva. Sentiva come una musica sprigionarsi dai pensieri e seguendo i ritmi soffusi, si lasciava cullare dalle parole dell’aria e del vento. Andava in frantumi però, quando dall’orizzonte si alzava un volo inaspettato; una corrente trasparente di ali ed immagini a cui non poteva dire di fermarsi e rimanere fra le mani. Una magia a cui legarsi era fin troppo facile e giusto, sia per le corde che solleticavano i ricami del tempo; sia per le voci dei bambini che stridevano forte con i silenzi ormai collaudati degli ultimi anni.

Sembrava facile addormentarsi, chiudendo fuori il mondo e le verità che poi non lo tormentavano neanche più di tanto. Tutto intento, com’era, ad assaggiare nuove vie e rinnovate estati nemmeno si accorgeva che Lei aspettava ancora là, esattamente dove l’aveva lasciata. Senza un barlume di odio nello sguardo, senza resistenza o pentimento nella voce spezzata, senza rimorsi alle carezze mancate o brividi freddi per le ferite inferte durante le notti di solitudine.

La natura della vita era strana a quell’ora d’inverno, pallida come lo è il buio di luna piena e con il vento che scuote le foglie di mezzanotte. Correva precisa nel passo come se mirasse ad una vita diversa e per nulla differente ai sogni. Come se fosse decisa a sottolineare le pagine ancora da scrivere.

E restava così,
tiepida nell’abbraccio delle coperte, con le iridi perse chissà dove … a lasciarsi contemplare da un’oblio che se la contendeva con la luce del giorno.

Mi piace pensare alla magia quando le parole vengono fuori lisce e senza sabbia su cui setacciare il meglio rimasto … quasi a cercare un Senso lontano e nel mezzo … l’Ombra dell’Oro.


Il Sogno …

Elysium

Elysium

Porto con me il Tramonto, per la prima volta, come se avessi infranto l’Anima al dischiudersi di una Porta.
Porto con me gli alberi e le creature erranti che con traboccanti artigli, s’involano lungo il discorso.

Porto con me ciò che dovrebbe Essere, un residuo di Frenesia che si muove nel Silenzio della danza e dell’Oceano … un luogo dove le Mezzanotti erano un fuoco fra le Memorie e l’Anima in Ascolto.

Porto con me un’Isola ed una Nave solitaria, i cui sentieri d’acqua affondano le mie radici improvvise sul quel Risveglio che ancora non mi è dato di Comprendere …

… e se non avrò mani per le risposte,
basterà il Mare
ed il suo Sogno fra la Nebbia.


La Memoria dell’Anima

... e con Lei bastava un silenzio ...

… una rosa bianca come le lacrime,
uno sfondo
che colora di sogno
e ricami d’oro
un piccolo ricordo.

Il profumo sta lentamente dileguandosi
nel sonno,
al pari un variopinto piumaggio che resta sospeso fra la riva e l’onda appena sfiorata.

Nel Cuore di un Viaggio che ha per sorriso
un Silenzio

____

Con la Speranza che la ” Memoria” della Vita resti impressa nella Tela,
esattamente come l’Anima.

____


Lux Animae

Istante

Il Profumo delle Parole
sale come un baleno di Glicine
adagiato sull’Illusione
e con un senso di Pioggia
sulle iridi socchiuse.
Quasi di nostalgia,
dove la dolcezza ride della Memoria
e per buona parte
ne fa una Vela
verso l’Orizzonte.

Per le Anime
il flutto esala come dentro ad un giardino,
tenue e distratto
mentre le stelle fioriscono
da una Nebbia Silenziosa.
celtic-symbol

Le corde sfiorate
da un pigro volo
di farfalle fiammanti,
senza parlare,
come se tornasse al cuore
un sano groviglio di Istanti
nella vuota sonorità della stanza
e dell’acqua.

Favoloso è l’Istante in cui il Labirinto assume la placida forma di una Via necessaria; sussurrando verso una meta divisa fra la Certezza
e l’Abisso curvato al Senso dell’Infinito.
celtic-symbol

 

 

 


ControLuce

Profilo di pensieri

 

Cade il Silenzio lungo i viali senza Sogni,
polvere e necessità
con cui fare disegni all’aperto
e girotondi di pensieri.

Un battito non smette, una lacrima che scende, involontaria,
insieme ai perché
nascosti al tramonto.

Vola Oltre la mente
quella Piuma distratta dal vento,
si alza leggera, come ad Implorare Pietà nello sguardo.

Cade il sole nell’orizzonte scuro,
nascosto dall’Anima
e da una Lucida superficie di Specchio.

Un Mondo Nel Mondo.

 

 


Caro Lucifero

Caro Lucifero

Caro Lucifero … 

… Quand’anche noi fossimo volontariamente intrappolati entro due entità ben distinte e disinvolte nei loro traffici d’anima, nei voli e nelle parole di fiamme e luce; ecco che verrebbe un vento di tempesta a sconvolgere le onde tranquille dell’ignoto; a dilaniare le ferite curate con amore ed i silenzi sarebbero solo timidi cristalli intrecciati sulle vene palpitanti di fuoco.

Ed è nei Tuoi Occhi che splende l’Onice delle lacrime di ogni Mattino.

Come se la perseveranza fosse un’alchimia di colore mescolato al tempo fermo, un giro infinito di gote arrossate e rabbia da sfiorare con il viso rigato e sanguinante.
Possiamo distaccarci dal nostro Io, come un falco, che dal cielo osserva con cautela le vittime del proprio pasto e già ne pregusta il dibattersi fra le fauci assetate di Vita … come a portarsi sulle spalle il peso di due individui sconosciuti l’uno all’altro; ma l’un dall’altro indivisibili ed interdipendenti … Vita e Morte … Respiro e Battito … Fuoco e Gelo assoluto.
Ma non possiamo arrenderci all’immagine che lo specchio rivela di Noi … e nasconderci alla Verità, ci renderà ancora più prigionieri di noi stessi e di tutti gli Inferni che ci vedranno signori e padroni.

Ed è nella Tua Carne che prende corpo il Sapere e la Colpa di ogni Notte.

Alla Fiera della Conoscenza c’è l’albero della Colpa e Domina … incontrastato Signore del Peccato, sul trascorrere delle esistenze e sulle somme dei Peccati senza redenzione, ma non senza un occhio di riguardo al Primo e Più Luminoso Inganno del Bene … quasi che un cammino di Luce fosse dimora della più cocente ombra e nell’Incanto che la voce lascia emergere dal profondo Istante; non potesse che esserci l’Onere di uno sconto mai pagato al Padre e al Presente; privo di lacrime.

Ed è nel Tuo Respiro che s’eleva il Fuoco di ogni Tentazione e di ogni Solitudine Suprema.

Siamo come l’attesa per la Marea che non tace, come un barlume di tenere Vergini che stringono al petto le camice di lino per mettere a tacere la paura e il desiderio … disincanti puri che riflettono tremule fiammelle sugli specchi d’acqua e sulle parole intatte nei limiti assorti degli Incubi.

Ed è nelle tue Mani che prende Forma il Tuono del cuore e la Brama d’Ignoto.

Appartengo a quella schiera abbandonata sul nascere, a quei corpi generati dal Vuoto e dal vuoto accarezzati fino a spezzarsi le ali.
Spesso piove e sebbene la Solitudine non mi faccia paura, ho come la sensazione di essere seguita e sostenuta a distanza da troppe domande e nessuna risposta, proprio come Te.

La mia controparte però, non mi rivolge mai parole, mi fissa; questo si … a volte sorride, con un sorriso strano, obliquo … come una smorfia fatta più per caso che per reale volontà di stabilire un contatto; ma non parla e questo mi fa impazzire … altre volte però mi calma.

È un po’ come guardarsi in uno specchio leggermente distorto ed ingannevole … parallelo … dove tutto sembra rovesciato e leggermente fuori fuoco.
Sempre meglio del Silenzio.

Ed è nel Tuo Bacio che ritrovo la Mia Ala.

Ma non vedo oltre il Portale di questo Dipinto che hai portato alla Luce e troppo di tanto ancora brucia sulle labbra, per poter tornare indietro e lasciare che la traccia di un tale incendio svanisca come lucciole nella scia di un vento caldo … per osservare il profilo di un’Anima Unicamente legata al suo doppiofondo e all’immagine di un sogno nel mondo senza sogni … quante carezze si sono dimostrate, poi, artigli conficcati nella carne, chiodi sulla Croce, per il Bene di chi?
E quanto Male può bastare a se stesso, per dimostrare all’ombra di ciò che Appare; che non sono lacrime a macchiare la terra e non è sangue ciò che imporpora il viso?

Ed è nel Tuo Sangue che scorre l’impeto e la Rabbia di ogni Universo.

È Verità che oscura il volto del silenzio … è Ferita che sgorga come fonte d’inesplorate scintille … è promontorio e discesa … pietra su pietra fino a lacerare l’Ultimo Dubbio e l’ennesima Salita.

Ed è nei Tuoi Passi che si genera il Cammino senza Perdono.

Hai fatto scempio delle nostre illusioni,  legandoci alla catena di un’ala inconsapevole … di un corpo; le cui preghiere al cielo, hanno tolto la voce alle bianche gocce di Verità e la volontà di andare un po’ più in là di strani brividi e Paure.

È’ vero, un bambino si affida ed istintivamente ama e odia e diviene crudelmente puro nei suoi intenti di egoismo, se non vede soddisfatto il proprio bisogno di creatura essenziale, ma non bisogna escluderlo dal resto del mondo e dai Frammenti di Vita, altrimenti crederà di essere il solo a poter beneficiare di Tanto e di Tutto.

Ed è nella Tua Anima Dilaniata e Perduta nella Luce, che ogni “ Perché “ diventa di Brace.

Caro Lucifero,
quando leggerai queste righe non ci sarà Sangue di cui bere e non ci sarà Memoria né Dolore. Quando leggerai io sarò la lama nella Tua mano e scivolerò come un dolce senso di Freddo leggero alla base del collo e mi Vorrai ancora e ancora sulla pelle.

Mi Vorrai con la Disperazione del Naufrago assetato, perché nel palmo della tua mano io sarò diventata ciò che di te conoscerai e quella paura di restare intrappolato e senza speranza, ti legherà a me più che a qualunque Disperazione.

Quando leggerai, saremo tutt’Uno e finiremo avvolti in un tiepido tramonto, di Rosso ed Oceano.


La pietra a spicchi

.

.

Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E sola starò nella radura ronzante d’api.

 

E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.

 

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.

 

 


Lo Specchio di Pietra

Chiedimi cosa riesce a brillare oltre i Miracoli senza Silenzio.
Una piccola Pietra che conservi in tasca, tenue come un Ricordo e Bianca … quasi fosse della Voce da cui proviene.

Ed è nel Cuore dei vari Silenzi che la Notte congiunge agli occhi, che si torna ai Sogni, per farsi strada tra i cumuli di polvere e le ovvietà senza contorno; come se le Verità si disponessero in Cerchio per riflettersi in quel tratto di Vita, non sempre visibile, che riesci a toccare solo poche volte e sempre con lo stesso sguardo, puntato verso l’Orizzonte del RiTorno.

Nuvole e Montagne … Pietre ed Incanto senza Indugio.
Passi che si spengono nei Vuoti a Perdere, come parole a distanza e Nulla al confronto di un Anima Vera … che ascolta il Dolore.

Chiedimi cosa và alla deriva di un Miraggio nel deserto di Voci. Ombre e Desideri muti; sostanze liquide, che per volontà di puro pianto; evaporano al tocco del Sole … quasi fossero Incubi di carezze e magie di Vento freddo.

Ed è nel Senso stesso del Respiro che i valichi Cantano di sonorità al di là delle mani e dei Tuoni, in quella Visione di Unità che vede le braccia come prolungamenti di Ignoti specchi ed Antiche Pietre … a ridosso di Niente e di Polvere, per asciugare i Ricordi.

Chiedimi del Mare Oltre il Verde dei suoi occhi … come lambire il Fuoco stesso di un’Essenza e restare fissi, con le Ferite che non bruciano … come l’Infuriare di una Tempesta senza che una Luce emerga dagli Urli lanciati al cielo di Piombo fuso.

Roccia e Silenzio.
Un solo Battito … un solo Istante.

 


A Volte …

A Volte,
quando fuori ancora non piove e c’è Quiete, cerco per un Attimo quel rumore sordo, una piccola Fiamma nel cielo senza parola, una trama leggera che possa trascendere l’Emozione trattenendola sulla bocca e correndo a ritroso nel ventre scuro del cielo …

… ancora caldo sulla dita.

A Volte,
quando cerco una ragione oltre la marea, ritrovo i passi e le movenze che non si riescono a tradurre in suoni. Si placa il gesto confuso della vita che corre, si assottiglia la ragnatela entro cui i pensieri restano a galla … la memoria diventa sorriso e volto, oltre un vetro …

… Oltre un Mondo.

 


… Fino all’Alba

Ecco!
ancora un giorno,
debole nel rimestare
e ricacciare il Pensiero
oltre quel rumore di onde calme.

Al mattino la Follia pare un singhiozzo nascosto e a qualunque prezzo, resto nell’allegria del Silenzio …
… Atteso, Fragrante di parole
e fogli lasciati al sole.

Il Cuore vaga, come un Trionfo di anni e Sogni, alla morbida deriva di un Angelo che si solleva nel cielo, come se avesse ali anche per Me.
Ho dormito senza l’Anima in ascolto,
prima un po’ di pioggia ha colorito il silenzio e poi più Nulla,
fino all’Alba.

Onesto è il Volo di questo viso, con gli occhi lontani e le mani fredde come a carezzare un Addio, così non potrò ricordare, o spiegare al vento l’attimo che brilla per sé … non avrò che Sorte e Gioia con cui giocare ad incontrare la Vita stessa.

Il Segreto di tanto cammino pare una forma d’Anima che saluto ad ogni passo
e con lo stesso, 
immediato rimpianto
c’è un altro Nome
da scrivere sull’ultima pagina …

… mentre il sole diventa un disco bianco che distoglie lo sguardo
e leviga la pelle.


… Luce in Soffitta

... nei Pensieri

La mia risacca Brucia
come un Nome liquido
dopo la pioggia,
il sentimento
si assottiglia
contro la parete 
e si leviga come un fiore,
libero
contro l’attesa.

Nel Libro Segreto,
sopra una stillare continuo
e delicato,
l’Anima sonnecchia
e tiene incatenata la febbre
con il suo riso incontrollato.

Penso alla Pietà
che si spande
e si avverte
così,
come un piccolo Nulla
regalato ad altri occhi
con più vincitori
e sempre meno Ombre.

Tutto scorre sopra ad un piano su cui bevo le cose, ogni Significato Nascosto ed ogni Nota sono come un Volo verso il cielo e la Presenza improvvisa.

La mia risacca brucia fra le pareti di una soffitta in piena luce e silenziosa … come in un tardo pomeriggio d’estate.
Vivo, a dispetto di un‘armonia che passa dietro la nuca degli anni e la carezza invisibile diventa un filo dietro cui scorgere un Orizzonte che profuma di glicine.

Ad un tratto torno come da una corrente dentro ai Sogni … una tarda Primavera che scrive, attraverso le mani e negli occhi pieni di Vento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il Pittore e la Musa

Musa nel Vento

Aveva scelto un Sogno d’Artista, quel riposante intermezzo che gli avrebbe permesso fiori e misteri. Dipingeva per non dimenticare il Suo Viso e per mantenere Viva quella Corrente che fluiva nei Ricordi. Dipingeva così come si respira e come si Sopravvive all’Ultimo dei Desideri.
Da un insolito quarto di luna, si accorse del cambiamento nella sua Musa … gli occhi lentamente divennero di Nebbia, le mani giunte in grembo si sgretolarono come polvere nell’aria e la bocca, quel meraviglioso delinearsi di Grazia; proruppe in strazianti urla; poi fu solo il Silenzio.

Adagiò la Creatura sul sofà di velluto rosso e si accorse del pallore irreale che s’irradiava dal suo corpo, tremava impercettibilmente e lo sguardo celava chissà quali Segreti.
Era assorta, quasi perduta nella sua nuova dimensione di non-esistenza; Bellissima ma Irraggiungibile.
Decise di ritrarla in quello strano mondo, l’avrebbe colta in una bellezza Estrema … morente, eppure Furibonda.

Le prime pennellate furono le più difficili, poiché non riusciva a distaccare gli occhi da quello spettacolo … non riusciva a pensare coerentemente … tantomeno a guidare la sua mano nel tentativo di catturare la strana magia di quell’ istante, talmente intenso da bloccare il fluire stesso del tempo.

Lavorò per ore … incurante del dolore alla base del collo.
Perfino le fiamme nel camino crepitavano quiete e la luce delle candele appoggiate sul tavolo, in fondo allo studio e sulla finestra; parevano espandersi … liquefarsi, in un’onda diffusa di luce che accarezzava senza ferire.
Lavorò con Disperazione, con Orgoglio ed Ostinazione, quasi la sua esistenza dipendesse da quei tratti ad olio … stemperando agilmente le tonalità di Passione che guidavano la mano, intenta a ricreare quei lineamenti di seta.

Il quadro prendeva Vita, districandosi fra le solite ovvietà di ambientazione … ma era diverso e quasi sembrava cambiasse, sotto l’influsso di quell’atmosfera.

Dipinto

Lei era Assoluta Protagonista … in riva ad un lago … alle spalle una radura e sulla destra un gruppo di alberi campeggiava primaverile e verdeggiante nella brezza del primo pomeriggio … lei era leggermente chinata in avanti come nell’atto di raccogliere fiori e dal suo vaporoso abito viola e porpora, s’irradiavano quei fiori rubati dal vento … i capelli mollemente trattenuti sulla nuca e ciuffi ribelli, a ricadere come pioggia sulla schiena, Bella come non fosse vera.

Musa tra i fiori

Poi, improvvisamente, Lei tornò a questo mondo e l’artista non si perse nemmeno un attimo della rinascita … vide gli occhi riaversi di una luce dorata e le mani ricomporsi nella forma di carne e sangue che contraddistingue il dolce fluire della vita … la bocca, quell’insondabile mistero di delizia, farsi rosa e poi scarlatto … delicatamente intriso di malinconia nella piega del sorriso di fanciulla.

Il colorito riprese quell’ombreggiatura d’alabastro unica e nell’atto di rialzarsi incrociò il suo sguardo di maestro, riabbassandosi in segno di scusa.

Mai una parola fra loro … sguardi e colori erano un linguaggio più che sufficiente, l’artista si rese conto, in quell’istante, che non l’aveva mai toccata … se non per adagiarla sul sofà qualche ora prima e che tra loro si era stabilita un’intesa preziosa … rara ad aversi tra esseri umani.
La Donna si alzò e così come era arrivata, si Dissolse nell’aria intrisa di cera e fuoco. La Sua Musa era nuovamente ritornata al Regno che le spettava.

Il Pittore accennò un saluto … ma non fece in tempo a sorriderle, era andata via.
L’Uomo tornò al quadro e con gli occhi accesi dal Timore di averla perduta per sempre; tentò di respirare piano, come a recuperare l’essenza di Lei e trovò, tra lo spiazzo erboso sul quale l’aveva ritratta e la sponda del lago, un nastro blu ed un fiore …

… che prima non c’era.

 



La Virtù dell’Acqua

La virtù dell'acqua

Sentire un Brivido
e lo sgocciolare dell’Acqua,
mentre nei vicoli
della Nostalgia;
si apre l’Abisso
del Cielo.

Più Nulla
al di fuori
del Corpo
sta dissolvendosi,
sorridendo alla Meraviglia
d’una Terra da Tintinnare,
oltre l’Obliquo roccioso
su cui il Silenzio
si posa …

… non più Vergine,

esposto al Senso
degli Occhi.

l’Immensa distesa
accoglie i Frammenti
e le cecità,
quasi fosse un Abbraccio
sul Tratto disteso
d’un punto
poco lontano dalla riva.

Appena oltre la linea
della Solitudine,
medita un Profilo Nebbioso
d’Argento acceso;
che apre
ad una Vela raccolta
come la mano dell’Onda
su cui evapora
l’Aria calma.

La Virtù dell’Acqua, domina il canto profondo delle Sirene; nelle
screpolature della roccia, sulle disarmonie dei Pensieri … la cui
sommità regna a strapiombo sul profilo d’un sussurro che solletica
l’universo dei dubbi … la piaga silenziosa dell’orizzonte … il borbottio
improvviso che si libera sui respiri dei Canti intonati al sole.

                          … Anois is fèidir liom eitilt ar an gcuimhne, gan eagla …                      


E il Crepuscolo avvolge la magia liquida, vaporosa nel suo passo
trasparente; come se il solo ornamento possibile fosse l’Ultimo raggio
del giorno che affonda …

… per Rinascere.

life Knot

La Regina

C’era un luogo, da confondere con le ombre dei mattini. Molti cedettero alla parola mai detta, altri si gettarono incauti fra le fiamme verdi.

La ReginaUna Donna reclamava il suo posto
accanto alla Pietra che Canta,
rivelando la Stirpe e la Sembianza …

… stava ritta e ferma
nella Tunica Candida,
Fiera quanto l’onda
dell’Oceano Inquieto,
Regale nella movenza classica
e nel Silenzioso reclinare
il volto,
al passaggio
del Druido.

I passi disegnavano
note cadenti al suolo
in flagranza
di silenzio,
invasero quel luogo
come una raffica d’Improvviso … 

una Vertigine
e l’odore dolciastro della loro scia
rimase a lungo.

Stordita, confusa … la Donna si tirò da parte cercando un sostegno, ma le mani scivolavano come se tutto fosse ricoperto d’acqua … come se la paura occupasse il centro dei pensieri.
Fredda, sola, fece un gesto di stizza, ma la terra cominciò a vorticare rovinosamente verso le sue braccia … che non volevano smettere di restare ancorate alla Sua Terra. 

Insinuandosi lieve come vapore … ecco la Vertigine del Futuro a rincorrerla lungo i tempi delle innumerevoli Vite e Lei , immobile, a lasciarsi invadere dal profumo di un Incantesimo Reclamato a gran Voce.

Il Druido parve esitare nel pronunciare le sacre parole d’Addio alla Memoria del Tempo … Guardò la Donna ammirando il coraggio ed al contempo rimpiangendo la Forza che le era venuta meno in così breve tempo.

Poi la realtà si interruppe in uno spazio che sembrava fluido, la donna s’intravide assolata e bianca nella mano del sogno e s’avvicinò all’ombra che le passeggiava accanto osservandone i tratti addormentati.

L’Ombra era reale, di forma umana, solida, appena sfumata di grigio…era Viva, e si poteva scorgere chiaramente il battito dell’invisibile Cuore; da una piccola vena che pulsava alla base del collo. Portava una lama nella mano destra ed essa splendeva insolitamente nel buio…quasi fosse inondata da una misteriosa fonte di luce diretta…la donna la osservò rapita dai movimenti di luce e la colse dalle mani dell’ombra…disegnando una linea di sangue tra la base del dito indice ed il polso.

Era stato un taglio deciso ma delicato e non aveva provato dolore…non quanto si sarebbe aspettata pensandoci. La mano era intrisa di rosso e Lei ne fissava affascinata la superficie di liquido che si allargava sempre di più…doveva sbrigarsi…l’ombra si mosse nel buio e la donna si accorse di uno strano odore…come di ferro.

“ Non preoccuparti “ tuonò l’aria, “ tra poco sarà finito e non Ricorderai….”

In un  attimo che parve interminabile ad entrambe, la mano scarlatta si posò sul cuore dell’ombra e senza più dire parole l’aria si dileguò in Diciassette Pietre disposte a Cerchio in una radura di imponenti Querce. L’Ombra si ritrovò a vagare in una dimensione che non aveva Tempo e non ne richiedeva, il luogo pareva familiare ma c’era un particolare che sfuggiva …

… anche se ora non importava.

Quelle Pietre custodivano un Segreto più profondo del semplice Labirinto a cui davano la forma…la Donna ormai non esisteva, se non nella dimensione dell’Ombra che Regnava per Lei…racchiusa in un Segno che solo Lei poteva Ritrovare.

Triskell  La superficie silenziosa del Cerchio vacillò …

 

… il Cammino
del Dolore
era ricominciato … 




Nel giorno Senza Nome

Un giorno,
con le scarpe nuove
ed i riflessi che sanno di zucchero a velo.

Di Verde
e Rosso intenso,
come un sogno Infinito
che nasce
e riposa;
nella delizia del Silenzio.

L’Augurio ha quasi un sapore di bambina, un ricordo che chiamo a gran voce e che non ha eco … nessuno è per natura, un Segreto a sé stesso …

…  e ad ogni Festa del sole, la Poesia Cresce e si Abbandona,
come un fiume che naviga verso fiocchi e luci.

Lentamente.

___

Vi Auguro gli stessi Sogni dei pieni di Meraviglia, le stesse Rose e gli stessi Profumi Abbaglianti.
In ogni Tempo,

come in ogni Attesa.