Dia duit, a ghrà!

L’ultimo Fato

Non saprà mai …

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Sotto la pioggia giacevano sassi e pensieri.

Come quando l’acqua scorre sotto la superficie di un fiume chiaro come a primavera inoltrata e Tu lì … ad osservare la corrente che leviga il corpo e rende il suono al cielo.
Gwen non era più giovane e aveva deciso di restare su quella sponda fino a quando il fiume si fosse finalmente fermato sotto i suoi occhi. Forse non sarebbe successo oggi … o domani o un altro giorno … l’importante era non perdere la Speranza che potesse succedere.
Prima o poi.

Le avevano raccontato da piccola che nei sogni bisogna credere ad occhi chiusi, fermamente e con convinzione, senza lasciarsi tentare dal nero della realtà.

Non sapeva perché ma era davvero importante che quel fiume si fermasse sotto il suo sguardo.

Nè lo saprà mai


Una Promessa

" Nasce da noi qualche cosa che sarà più forte della Vita … "

” Nasce da noi qualche cosa che sarà più forte della Vita … “

… Un Supplizio d’esultanza
e Meraviglia
a disfarsi come le fronde
sulla gote,
navigando con le mani
fra i capelli
e nello sguardo
d’un Tempo Mai così Profondo.

Il mondo canta di pioggia
e di splendide vesti
che ondeggiano
al suono dell’Amata Voce,
come quelle care cose
che brillano
per l’ultima luce d’estate
e si guardano ancora …

… nella violenta stretta
del Viaggio.

 


Il Giardino d’Inverno

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Ho percorso il Muro dei Sogni
come fosse Acqua,
piovendo qua e là

mentre le nuvole disegnavano confini e strani mondi
al di là del Giardino …

… e di un bacio al sapore d’Inverno.

 


Caro Lucifero

Caro Lucifero

Caro Lucifero … 

… Quand’anche noi fossimo volontariamente intrappolati entro due entità ben distinte e disinvolte nei loro traffici d’anima, nei voli e nelle parole di fiamme e luce; ecco che verrebbe un vento di tempesta a sconvolgere le onde tranquille dell’ignoto; a dilaniare le ferite curate con amore ed i silenzi sarebbero solo timidi cristalli intrecciati sulle vene palpitanti di fuoco.

Ed è nei Tuoi Occhi che splende l’Onice delle lacrime di ogni Mattino.

Come se la perseveranza fosse un’alchimia di colore mescolato al tempo fermo, un giro infinito di gote arrossate e rabbia da sfiorare con il viso rigato e sanguinante.
Possiamo distaccarci dal nostro Io, come un falco, che dal cielo osserva con cautela le vittime del proprio pasto e già ne pregusta il dibattersi fra le fauci assetate di Vita … come a portarsi sulle spalle il peso di due individui sconosciuti l’uno all’altro; ma l’un dall’altro indivisibili ed interdipendenti … Vita e Morte … Respiro e Battito … Fuoco e Gelo assoluto.
Ma non possiamo arrenderci all’immagine che lo specchio rivela di Noi … e nasconderci alla Verità, ci renderà ancora più prigionieri di noi stessi e di tutti gli Inferni che ci vedranno signori e padroni.

Ed è nella Tua Carne che prende corpo il Sapere e la Colpa di ogni Notte.

Alla Fiera della Conoscenza c’è l’albero della Colpa e Domina … incontrastato Signore del Peccato, sul trascorrere delle esistenze e sulle somme dei Peccati senza redenzione, ma non senza un occhio di riguardo al Primo e Più Luminoso Inganno del Bene … quasi che un cammino di Luce fosse dimora della più cocente ombra e nell’Incanto che la voce lascia emergere dal profondo Istante; non potesse che esserci l’Onere di uno sconto mai pagato al Padre e al Presente; privo di lacrime.

Ed è nel Tuo Respiro che s’eleva il Fuoco di ogni Tentazione e di ogni Solitudine Suprema.

Siamo come l’attesa per la Marea che non tace, come un barlume di tenere Vergini che stringono al petto le camice di lino per mettere a tacere la paura e il desiderio … disincanti puri che riflettono tremule fiammelle sugli specchi d’acqua e sulle parole intatte nei limiti assorti degli Incubi.

Ed è nelle tue Mani che prende Forma il Tuono del cuore e la Brama d’Ignoto.

Appartengo a quella schiera abbandonata sul nascere, a quei corpi generati dal Vuoto e dal vuoto accarezzati fino a spezzarsi le ali.
Spesso piove e sebbene la Solitudine non mi faccia paura, ho come la sensazione di essere seguita e sostenuta a distanza da troppe domande e nessuna risposta, proprio come Te.

La mia controparte però, non mi rivolge mai parole, mi fissa; questo si … a volte sorride, con un sorriso strano, obliquo … come una smorfia fatta più per caso che per reale volontà di stabilire un contatto; ma non parla e questo mi fa impazzire … altre volte però mi calma.

È un po’ come guardarsi in uno specchio leggermente distorto ed ingannevole … parallelo … dove tutto sembra rovesciato e leggermente fuori fuoco.
Sempre meglio del Silenzio.

Ed è nel Tuo Bacio che ritrovo la Mia Ala.

Ma non vedo oltre il Portale di questo Dipinto che hai portato alla Luce e troppo di tanto ancora brucia sulle labbra, per poter tornare indietro e lasciare che la traccia di un tale incendio svanisca come lucciole nella scia di un vento caldo … per osservare il profilo di un’Anima Unicamente legata al suo doppiofondo e all’immagine di un sogno nel mondo senza sogni … quante carezze si sono dimostrate, poi, artigli conficcati nella carne, chiodi sulla Croce, per il Bene di chi?
E quanto Male può bastare a se stesso, per dimostrare all’ombra di ciò che Appare; che non sono lacrime a macchiare la terra e non è sangue ciò che imporpora il viso?

Ed è nel Tuo Sangue che scorre l’impeto e la Rabbia di ogni Universo.

È Verità che oscura il volto del silenzio … è Ferita che sgorga come fonte d’inesplorate scintille … è promontorio e discesa … pietra su pietra fino a lacerare l’Ultimo Dubbio e l’ennesima Salita.

Ed è nei Tuoi Passi che si genera il Cammino senza Perdono.

Hai fatto scempio delle nostre illusioni,  legandoci alla catena di un’ala inconsapevole … di un corpo; le cui preghiere al cielo, hanno tolto la voce alle bianche gocce di Verità e la volontà di andare un po’ più in là di strani brividi e Paure.

È’ vero, un bambino si affida ed istintivamente ama e odia e diviene crudelmente puro nei suoi intenti di egoismo, se non vede soddisfatto il proprio bisogno di creatura essenziale, ma non bisogna escluderlo dal resto del mondo e dai Frammenti di Vita, altrimenti crederà di essere il solo a poter beneficiare di Tanto e di Tutto.

Ed è nella Tua Anima Dilaniata e Perduta nella Luce, che ogni “ Perché “ diventa di Brace.

Caro Lucifero,
quando leggerai queste righe non ci sarà Sangue di cui bere e non ci sarà Memoria né Dolore. Quando leggerai io sarò la lama nella Tua mano e scivolerò come un dolce senso di Freddo leggero alla base del collo e mi Vorrai ancora e ancora sulla pelle.

Mi Vorrai con la Disperazione del Naufrago assetato, perché nel palmo della tua mano io sarò diventata ciò che di te conoscerai e quella paura di restare intrappolato e senza speranza, ti legherà a me più che a qualunque Disperazione.

Quando leggerai, saremo tutt’Uno e finiremo avvolti in un tiepido tramonto, di Rosso ed Oceano.


La pietra a spicchi

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Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E sola starò nella radura ronzante d’api.

 

E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.

 

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.

 

 


Lacrime di giada

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Lacrime di giada

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… Splende d’oscurità
il mondo
e fragile come neve
s’aggira l’Anima Mia
in circoli bui.

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Fremiti di silenzio
ed ogni passo
come poesia piangente,
famelica
e sospirata.

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Domini d’argento
nel momento
fresco di tramonto,
lacrime di giada
e gelidi gradini
sotto le carezze di luna
infranta.

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Scorro di passaggio
sulle Tue ferite.

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Esanime d’armonia raccolta.
Finalmente non più libera …
.
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Slàn

… Fino all’Alba

Ecco!
ancora un giorno,
debole nel rimestare
e ricacciare il Pensiero
oltre quel rumore di onde calme.

Al mattino la Follia pare un singhiozzo nascosto e a qualunque prezzo, resto nell’allegria del Silenzio …
… Atteso, Fragrante di parole
e fogli lasciati al sole.

Il Cuore vaga, come un Trionfo di anni e Sogni, alla morbida deriva di un Angelo che si solleva nel cielo, come se avesse ali anche per Me.
Ho dormito senza l’Anima in ascolto,
prima un po’ di pioggia ha colorito il silenzio e poi più Nulla,
fino all’Alba.

Onesto è il Volo di questo viso, con gli occhi lontani e le mani fredde come a carezzare un Addio, così non potrò ricordare, o spiegare al vento l’attimo che brilla per sé … non avrò che Sorte e Gioia con cui giocare ad incontrare la Vita stessa.

Il Segreto di tanto cammino pare una forma d’Anima che saluto ad ogni passo
e con lo stesso, 
immediato rimpianto
c’è un altro Nome
da scrivere sull’ultima pagina …

… mentre il sole diventa un disco bianco che distoglie lo sguardo
e leviga la pelle.


La Regina

C’era un luogo, da confondere con le ombre dei mattini. Molti cedettero alla parola mai detta, altri si gettarono incauti fra le fiamme verdi.

La ReginaUna Donna reclamava il suo posto
accanto alla Pietra che Canta,
rivelando la Stirpe e la Sembianza …

… stava ritta e ferma
nella Tunica Candida,
Fiera quanto l’onda
dell’Oceano Inquieto,
Regale nella movenza classica
e nel Silenzioso reclinare
il volto,
al passaggio
del Druido.

I passi disegnavano
note cadenti al suolo
in flagranza
di silenzio,
invasero quel luogo
come una raffica d’Improvviso … 

una Vertigine
e l’odore dolciastro della loro scia
rimase a lungo.

Stordita, confusa … la Donna si tirò da parte cercando un sostegno, ma le mani scivolavano come se tutto fosse ricoperto d’acqua … come se la paura occupasse il centro dei pensieri.
Fredda, sola, fece un gesto di stizza, ma la terra cominciò a vorticare rovinosamente verso le sue braccia … che non volevano smettere di restare ancorate alla Sua Terra. 

Insinuandosi lieve come vapore … ecco la Vertigine del Futuro a rincorrerla lungo i tempi delle innumerevoli Vite e Lei , immobile, a lasciarsi invadere dal profumo di un Incantesimo Reclamato a gran Voce.

Il Druido parve esitare nel pronunciare le sacre parole d’Addio alla Memoria del Tempo … Guardò la Donna ammirando il coraggio ed al contempo rimpiangendo la Forza che le era venuta meno in così breve tempo.

Poi la realtà si interruppe in uno spazio che sembrava fluido, la donna s’intravide assolata e bianca nella mano del sogno e s’avvicinò all’ombra che le passeggiava accanto osservandone i tratti addormentati.

L’Ombra era reale, di forma umana, solida, appena sfumata di grigio…era Viva, e si poteva scorgere chiaramente il battito dell’invisibile Cuore; da una piccola vena che pulsava alla base del collo. Portava una lama nella mano destra ed essa splendeva insolitamente nel buio…quasi fosse inondata da una misteriosa fonte di luce diretta…la donna la osservò rapita dai movimenti di luce e la colse dalle mani dell’ombra…disegnando una linea di sangue tra la base del dito indice ed il polso.

Era stato un taglio deciso ma delicato e non aveva provato dolore…non quanto si sarebbe aspettata pensandoci. La mano era intrisa di rosso e Lei ne fissava affascinata la superficie di liquido che si allargava sempre di più…doveva sbrigarsi…l’ombra si mosse nel buio e la donna si accorse di uno strano odore…come di ferro.

“ Non preoccuparti “ tuonò l’aria, “ tra poco sarà finito e non Ricorderai….”

In un  attimo che parve interminabile ad entrambe, la mano scarlatta si posò sul cuore dell’ombra e senza più dire parole l’aria si dileguò in Diciassette Pietre disposte a Cerchio in una radura di imponenti Querce. L’Ombra si ritrovò a vagare in una dimensione che non aveva Tempo e non ne richiedeva, il luogo pareva familiare ma c’era un particolare che sfuggiva …

… anche se ora non importava.

Quelle Pietre custodivano un Segreto più profondo del semplice Labirinto a cui davano la forma…la Donna ormai non esisteva, se non nella dimensione dell’Ombra che Regnava per Lei…racchiusa in un Segno che solo Lei poteva Ritrovare.

Triskell  La superficie silenziosa del Cerchio vacillò …

 

… il Cammino
del Dolore
era ricominciato … 




… Nel Tempo

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Nel tempo
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Il suono gesticola lieve e si libera, fra le albe disarmanti, in una coltre di vento e bianco che simula pioggia e fiori. Il Silenzioso ordine delle corolle osserva il pianto dai vetri, simula un canto … e si disperde nel buio della stanza.

L’inverno ha un riflesso miracoloso, di freddo e lontano … quasi un Sogno di sussurri in Controluce
e Fiamme che non si toccano.

Ricordo la melodia che chiudevi fra le mani, pareva quasi di sfiorarla; tanto era mobile nell’aria e tutto intorno. Restare era un gioco a chi sorrideva prima, a chi, prima, schiudeva le braccia alla resa … ed al Cuore, che correva in mille e mille Luoghi Amati.

Il Fragore di queste pagine, si spande sotto le mani ed è Frutto Tenace di un viaggio lungo anni e dedicato al Silenzioso Colloquio che imperversa nell’Anima.

L’ansito estremo che sento dileguarsi, mentre lo guardo avvolgermi nella penombra; disegna uno scenario impossibile da trattenere e questa misteriosa guerra che incontro più e più volte; mi chiama per Nome … e Brilla di luce soffusa; come le costellazioni maggiormente luminose, che si scorgono a malapena nel cielo invernale … e risplendono nel freddo, più che in qualsiasi altro Segreto.

L’ululato di questo fuoco accoglie la Vita di tutte le cose, come se fosse un valico necessario che riposa nell’ombra della montagna, troppo Fiero per essere aggirato e dal sorriso Immortale.

Attraverso il contrasto ed il blu di questo giorno, non basta uno sguardo e nemmeno l’apice di una Vittoria umana, sola, con il riverbero della fiamma negli occhi di un Sonno senza respiro.

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Gli Attimi

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Il Discorso dell’Innocenza è di una Bellezza Lontana, nel rapido gesto di Ieri.

Tutto è Memoria …
… e sotto la Maschera si è Dannati alla guida di  trasparenti Comparse e dei loro giochi pieni di Parole.

La moneta resta in bilico e nel camminare, pare allungarsi nell’equilibrio di non cedere ad alcun lato … ed è come se vedessi la mia spoglia luccicare sull’onda fumosa della partenza, trafitta da una Nota folle …

… e da un Sentimento di Pura emozione.

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I Ricordi

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Nel giorno Senza Nome

Un giorno,
con le scarpe nuove
ed i riflessi che sanno di zucchero a velo.

Di Verde
e Rosso intenso,
come un sogno Infinito
che nasce
e riposa;
nella delizia del Silenzio.

L’Augurio ha quasi un sapore di bambina, un ricordo che chiamo a gran voce e che non ha eco … nessuno è per natura, un Segreto a sé stesso …

…  e ad ogni Festa del sole, la Poesia Cresce e si Abbandona,
come un fiume che naviga verso fiocchi e luci.

Lentamente.

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Vi Auguro gli stessi Sogni dei pieni di Meraviglia, le stesse Rose e gli stessi Profumi Abbaglianti.
In ogni Tempo,

come in ogni Attesa.