Dia duit, a ghrà!

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Amo le nuvole

Oggi il cielo è grigio come piace a me, come piace a pochi credo … ed è sempre bello poter respirare quell’aria di pioggia che resta sospesa nei minuti che precedono un temporale d’estate. Ad ogni respiro, un po’ di vita rientra ad alleggerire il corpo e i pensieri, si galleggia come dentro ad un sogno che sembra reale fino a quando gli occhi si riaprono alla realtà.

Il rumore delle cose si mescola a quello delle gocce sul tetto e si resta così, in ascolto di una danza ora lenta …. Ora funestata da lampi e scrosci di vento.

Appoggiata alla finestra scorgo le acrobazie delle nuvole che giocano a rincorrersi nelle correnti alte del cielo, vorrei avere il coraggio di ballare sotto la pioggia ma i fulmini mi hanno sempre spaventata, fin da bambina, correvo sotto il letto e supplicavo la mamma di sbarrare porte e finestre per chiudere fuori la paura della natura arrabbiata. Il vento no, è mio amico e attraverso la sua voce sento le voci del mondo intorno. Fresco ed avvolgente come una magia che ti solleva e ti porta lontano.

Adesso I tuoni mi fanno meno paura, ma conservo un sano desiderio di restare al coperto ogni volta che si scatena un fortunale di acqua, tuoni e fulmini. Come oggi.

Ora il peggio é passato, le campane suonano le cinque e mezza e un po’ mi dispiace. Sembra di nuovo il solito, pigro giorno d’estate. Noioso e lento, come lenta è la rincorsa delle nuvole quando torna il sole.

Al prossimo temporale.


Il Ritorno

Sembra ieri che ho smesso di scrivere ed è trascorso ormai quasi un anno. Sarà un’ovvietà ma è proprio vero che il tempo scappa via e non te ne accorgi …. stai al riparo dentro ad una ferita senza vedere quanto fa male, quando scorre nel silenzio.

Ho taciuto per timore di parlare di dolore e rimpianto ma è giusto farlo perché sono parte di me e non posso far finta che non esistano.  Sono miei compagni di viaggio e quasi li amo, con quei loro occhi che mi seguono sempre così attenti e premurosi.

In questo anno ho perso una parte importante di me. Ed un’altra ne ho trovata che mi ha dato un volto ed una voce a cui oggi ho regalato una pagina bianca. Per cominciare un cammino insieme. Un Ritorno che non ho paura di chiamare finalmente con un nome nuovo.

Ho smesso di scrivere perché ad un certo punto tutto intorno è diventato silenzioso, non avevo più quell’ impulso alla creazione, quando  la mente ti ruba alla ragione e non puoi fare altro che consentirgli di prenderti la mano e guidarti dentro le parole. Per dare un senso a tutto. Una forma ed un colore a quel vuoto di vita che ti svuota il sorriso.

Il mio tutto era svanito, dileguato, addormentato nella nebbia di un Ricordo e di una mano tesa nell’ ombra e che di ombra si nutriva.

Ho temuto le notti insonni ed i giorni lunghi come anni, poi ne ho fatto ragione per sopravvivere. Ho raccolto i mesi come una messe abbondante in un anno arido e l’ho trasformata in filo d’oro per nuovi abiti. Per nulla sorpresa ho camminato dentro acque che conoscevo appena e strane forme allargavano i confini del mio errare. Isole dentro isole e sempre più lontana da casa ho scoperto di essere Ritornata al punto di partenza.

Il cerchio insegna la Via ed io l’ho capito scappando da me. Da oggi questo sarà il diario dei miei Piccoli Passi, come uno scrigno dove conservare gelosamente i momenti preziosi e le foto degli istanti da ricordare con cura.

Questo  è un nuovo Inizio.

Questa è la nuova Me.

 

 

 

 


Le piccole cose

Le piccole cose sono quelle che ti porti sempre dentro ma che non hai il coraggio di scrivere, sorrisi che nascono da soli … così … strappati alla monotonia dei giorni e niente Amore a portare luce nel Silenzio.

Poi una lacrima ti sorprende, come una poesia che non hai scritto tu ma è come se lo avessi fatto, talmente le parole somigliano alle tue, a quelle che avresti tanto voluto portare nelle tasche per regalarle al cuore e alla vita.

Le piccole cose sono granelli di sabbia che il mare accarezza ma non sposta, frasi scritte e cancellate così tante volte da non esistere più se non nei momenti di folle speranza. Le piccole cose sono l’ombra di passeggiate e illusioni di momenti mai realmente trascorsi, film che lasciano scie disperate di fantasie ed anni senza meta.

Poi, un Attimo ti raccoglie mentre appena un secondo prima avevi deciso di mollare la presa, di rinunciare ad una improbabile certezza che  nascondeva solo il sapore del sogno e dell’impossibile … un minuscolo baleno ha preso le lacrime e le ha tradotte in stanze da visitare anche con la luce spenta, tanto non c’è bisogno di luce dove regnano i Ricordi più luminosi.

Nelle piccole cose trovo il senso del mio raggiungere il fondo in questa stanza … qui … ora … con e le mani che scorrono dopo mesi di agonia e mi lascio andare anche se fa male, anche se la voglia di piangere sovrasta la consapevolezza di esseCi in quel modo che poteva regalarmi una Gioia Unica e la poesia si stempera … gioca con la sensazione del tempo che scorre … il suono della realtà come un cielo meravigliosamente pieno di miracoli e risa e mani che tornano a stringere il presente.

Le piccole cose splendono sullo schermo in bianco e nero e se nelle pagine di domani ancora non vedo parole, trovo segni e cerchi infiniti.

Trovo Me e ne sono spaventata. Esisto nonostante tutto, nonostante io mi sia dimenticata come si faccia a restare fermi e sorridenti mentre tutto si colora del tempo e della notte senza stelle.

Buonanotte piccole cose. Sognate i vostri sogni stanotte.
Io sarò lì.

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L’Essenza del Ricordo … un profumo legato alla febbre del Cuore


Nuvole

Chiedimi cosa riesce a brillare oltre i Miracoli senza silenzio, una piccola Pietra che conservi in una tasca, tenue come un ricordo e Bianca … quasi fosse della Voce da cui proviene.

Ed è nel Cuore dei vari silenzi che la notte si congiunge agli occhi, lì che si torna ai sogni, per farsi strada tra i cumuli di polvere e le ovvietà senza contorno; come se le Verità si disponessero in cerchio per riflettersi in quel tratto di Vita, non sempre visibile, che riesci a toccare solo poche volte e sempre con quello sguardo a sfiorare le vetrine e le risate lontane.

Nuvole e Montagne.

Passi che si spengono nei Vuoti a Perdere, come parole a distanza e Nulla al confronto di un Anima Vera … che ascolta il Dolore.

Chiedimi cosa và alla deriva di un Miraggio nel deserto, Ombre e Desideri muti; sostanze liquide, che per volontà di puro pianto; evaporano al tocco del sole … quasi fossero Incubi di carezze e magie di vento freddo.

Ed è nel Senso stesso del respiro che i valichi Cantano di sonorità al di là delle mani e dei Tuoni, in quella Visione di Unità che vede le braccia, come prolungamenti di Ignoti specchi e Vetri … Vetri a ridosso di Niente e di Polvere per asciugare i Ricordi.

Chiedimi del Mare e dei suoi occhi … come lambire il fuoco stesso di un’Essenza e restare fissi, con le ferite che non bruciano … come l’Infuriare di una Tempesta senza che una Luce emerga dagli Urli lanciati al cielo di Piombo fuso.

Roccia e Silenzio.

Un solo Battito … un solo Istante.


Alla Finestra, nella Notte …

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Forse Vedo il suo dolore,
bianche Vele
dove l’eremo di Carne
non può che stringere il cuore,
senza moto
e senza il segreto dell’Anima.

Una certezza
non so darmi
e sulla bocca si prolunga la cadenza
di una Parola d’Amore,
dove cantava al vento
fra le pareti piene di silenzi.
Per chi,
il senso stesso della Vita
è lasciarsi cullare dai ricordi
della Vita stessa?
Quando gli sguardi erano fra le nebbie
e gli attimi si perdevano
nelle promesse all’orizzonte.

Quando il tempo
perde di quella sua magia, in cui tutto si ferma
per raggiungere l’Apice dell’Attesa.

La Creatura è inconsapevole dei Sogni
e diventerebbe materia d’illusione
se non fosse stretta al petto dell’Amato,
come un Abbraccio
a lungo cercato

fra i ricami del mare.

 

 


Libro di Sabbia

libro di sabbiaNel libro giocano i sassi come gocce e l’Acqua si accorge delle parole, quando manca poco alla marea.
Vado all’avventura, come nel mondo, libera e con un Sogno stretto nel vento.

I passi sfilano leggeri sulla sabbia
e lasciano impronte bianche fra le onde che li cancellano ogni volta.
La Verità è sulla riva. Volta le spalle all’orizzonte e cammina come per assaporare la corsa delle nuvole.

Possa il silenzio del mare restare impresso nelle poche pagine ancora da scrivere.
Un Libro.

Un gesto da ricordare.

 

 


Due Parole …

di sera.

Frasi chiamano il tempo a sé.

Giocano devastando la pelle con i sorrisi e le carezze invisibili degli amanti; come quando la neve non tocca terra e le labbra reclamano un bacio rubato alle ali degli anni.
Il fuoco brucia sempre dove le mani possono ancora sfiorarsi e i volti prendono il colorito del cielo al tramonto.

Due parole … un’altra volta, e gli attimi crescono come braccia di una pianta magica; si perdono nella stretta dell’attimo con il chiaro intento di rubare l’anima ed il battito del cuore, mentre ricordi dormono nella culla della mano. Bianchi e neri come le luci nella notte delle stelle.

Seri e docili nelle movenze, restano come appannati oltre le voci che si rincorrono fra le sale vuote e gli affreschi colmi di angeli. Resto ferma e osservo la nebbia diradarsi oltre le tende, un tiepido sole filtra sulle mani e accanto al comodino l’ultima pagina del tuo libro è sfiorata da un vento leggero e si muove lenta, come accarezzata dai pensieri di questo mattino d’inverno.

Scrivo come in preda ad una nuova febbre, fermo restando che le illusioni siano sempre a guardia dei miei ritorni e di quanto valga la pena attendere. Il vento soffia oltre le fronde del biancospino qui di fronte ed il freddo cristallizza sui vetri quel che resta della nostalgia mentre  volano nuvole sull’orizzonte della parole.

Conservo ogni istante dietro le mani che coprono gli occhi e non solo nei sogni, anche a palpebre socchiuse basta una scintilla ed i frammenti del tempo ricompongono il mio antico Nome. Fuggo mentre chiami a raccolta il dolore, soffro come una ferita che aspetta il caro Angelo dalle ali color smeraldo.
Ancora quel sogno … ancora quella spiaggia e la nave che ritorna nella nebbia fra le pareti a strapiombo sul mare.
Nonostante le ferite, siamo qui.

Due parole, un’altra volta.

E resto così, nella pioggia, ad osservare il passo pigro dei cerchi poco oltre la riva. Sentendo come una musica sprigionarsi dai pensieri e seguendo i ritmi soffusi a farsi cullare dalle parole dell’aria e del vento. Ci vuole poco ad andare in frantumi però, quando dall’orizzonte si alza un volo inaspettato; una corrente trasparente di ali ed immagini a cui non si può dire di fermarsi e rimanere fra le braccia.

Una magia a cui legarsi è fin troppo giusto, sia per le corde che solleticano i ricami del tempo; sia per le voci del mondo che stridono forte con i silenzi ormai collaudati degli ultimi anni. Basterebbe addormentarsi, chiudendo fuori il mondo e le verità che poi non tormentano neanche più di tanto.

La natura della vita è strana a quest’ora d’inverno, pallida come lo è il buio di luna piena e con il vento che scuote le foglie di mezzanotte. Corre precisa nel passo, come se mirasse ad una vita diversa e per nulla differente ai sogni. Come se fosse decisa a sottolineare le pagine ancora da scrivere.

E resto così, tiepida nell’abbraccio delle coperte, con le iridi perse chissà dove … a lasciarMi contemplare da un’oblio che si contende la luce del giorno.


Come foglie Rosse

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Sul sentiero delle foglie rosse
camminano i sogni,
danzano leggeri oltre il suono del bosco;
si trasformano alla luce e
nel tempo
che scorre come acqua.


Finalmente …

attimiHo la voce ed il tempo dalla mia parte, ma non la tenacia della speranza. 

Lei sospira nella dannazione della notte, resta di lato e mi guarda con occhi di Giada; bellissima e lontana nel suo abito verde.

Ho pensieri bui e lanterne bruciate alle fiamme dei sogni di vento e mi piace tremare sulla soglia del mondo che si frantuma di stelle.

Posso ancora temere di vedere le illusioni perdersi come bandiere nel cielo di uno schermo in bianco e nero, vecchio di film senza sonoro; un’altalena di immagini ancora da riportare ad antichi splendori.

Ho tenui bagliori di mare che stringo come nebbia, umidi di lacrime e salsedine, fantasmi che sussurrano cantilene di prati ed alberi senza nome.

Ho modi gentili che rapiscono gli sguardi, febbrili attese da giocare come castelli sulla sabbia di ogni luogo possibile e sorrisi, come acqua dentro i frammenti dei giorni.

Posso ancora succedere nella mia vita, guardare e riconoscere il volto oltre lo specchio … ma non posso dimenticare di esserCi … un po’ per volta … a lenti sospiri e volute e raggiri di memoria.

Ho temuto troppo la paura di perdere e nell’oltre sono rimasta a guardia delle mia parole.
Oggi torno e chiudo l’ultima Porta.

Finalmente Io.

 


Non saprà mai …

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Sotto la pioggia giacevano sassi e pensieri.

Come quando l’acqua scorre sotto la superficie di un fiume chiaro come a primavera inoltrata e Tu lì … ad osservare la corrente che leviga il corpo e rende il suono al cielo.
Gwen non era più giovane e aveva deciso di restare su quella sponda fino a quando il fiume si fosse finalmente fermato sotto i suoi occhi. Forse non sarebbe successo oggi … o domani o un altro giorno … l’importante era non perdere la Speranza che potesse succedere.
Prima o poi.

Le avevano raccontato da piccola che nei sogni bisogna credere ad occhi chiusi, fermamente e con convinzione, senza lasciarsi tentare dal nero della realtà.

Non sapeva perché ma era davvero importante che quel fiume si fermasse sotto il suo sguardo.

Nè lo saprà mai


Blessed Samhain

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Anocht agus mé ag meabhrú go mór fá mo chroí

Gan de sholas ag lasadh an tí ach fannsholas gríosaí

Smaointím airsean a dtug mé gean dó fadó agus gnaoi.

A Dhia, dá mba fharraige an dorchadas a bhí eadrainn

Dhéanfainn long den leabaidh seo anois agus threabhfainn

Tonnta tréana na cumhaí anonn go cé a chléibhe…

Tá sé ar shiúl is cha philleann sé chugam go brách

Ach mar a bhuanaíonn an t-éan san ubh, an crann sa dearcán;

Go lá a bhrátha, mairfidh i m’anamsa, gin dá ghrá.

(Cathal Ó Searcaigh )

Gur ar an oíche na Samhna , a thabhairt duit blessings de gach sórt agus go bhfuil do chroí saor in aisce i fuarú ar an oíche níos faide .

Slàn


Deora na Gréine

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In sprazzi luminosi cui il cielo si apriva all’ultima nota di pioggia, le edere salivano a carezzare le rive dei muretti e là … senza muoversi … una sensazione di filamenti sottilissimi legava il presente ad ogni pensiero.
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Sul corpo,
pallida,
la goccia stilla di Temporale.

Come una lacrima
morde gli occhi
eppure non percorre alcun cammino
verso il pianto.

Trionfo di piccole ondulazioni
e fluide vesti.
Resta Inquieta;
quasi a giocare con il suo riflesso
nel Vano tentativo
di strappare una Preghiera
al silenzio.

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Massimiliano La Torre e Salvatore Girone

nastro giallo

Ho deciso di mettere il nastro giallo, nella testata di questo spazio web, perchè è il simbolo che viene usato quando ci sono militari prigionieri che non possono tornare a casa.

Un segno di vicinanza ai nostri fucilieri di Marina, che sembrano abbandonati anche sui siti istituzionali, quasi fossero militari di un altro Paese.
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Al di là delle questioni Politiche ed Internazionali, delle Buone Intenzioni e delle Pessime Figure, ciò che conta è che questi due uomini possano tornare presto alle loro famiglie.

Questo è il mio pensiero.


Il Tempo si è Fermato …

                                                            … FERMATE IL TEMPO.

Lasciate alle mani il senso del dolore,
non nascondetevi dietro le pietre,
a raccogliere Anime
dove non ci sono più macerie.
Siate Accolti
nel mostrare al mondo
la Fragilità di un Unico Istante,
poiché è quella la Fortezza che distingue la Superficialità dei molti,
dalle lacrime di chi non possiede altro che occhi e mani e ferite da risollevare.

FERMATE IL TEMPO

Fermate i Sorrisi e le Carezze,
Fermate la Pioggia e i Brividi,
Fermatevi ad Ascoltare le Voci ed i Volti di una Terra Ferita … questo è Parte di Noi.

FERMATE IL TEMPO,
POICHE’ IL TEMPO SI E’ FERMATO
E NOI CON LUI

L’EMILIA E’ NEL CUORE.