Dia duit, a ghrà!

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La pietra a spicchi

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Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E sola starò nella radura ronzante d’api.

 

E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.

 

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.

 

 


Di Pioggia …

 
 

 
 

Indulgente
è la Pioggia,
che spande mille copie
di sorrisi
nella stanza dei Versi;
che, a mille e mille
e fra le tante sporgenze,
sembrano intingere d’inchiostro Nuovo
il Silenzio
e le Mani.

Audace,
nel camminare
e nelle Parole,
come un’Amante
che mostra alla Notte
il lenzuolo
ed al Cuore,
quel Canto Unico
da esalare nel Respiro che si placa … prima del Bacio.

Quanto Clamore
nell’Innocenza esagerata del Primo giorno
e come filigrane interrotte,
i Sogni scorrono
sui Vetri,
nell’Ora che più Tace.