Dia duit, a ghrà!

La pietra a spicchi

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Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E sola starò nella radura ronzante d’api.

 

E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichio, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.

 

Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.

 

 

Una Risposta

  1. e ognuno di quei spicchi,
    spicca fra i picchi di alti picchi,
    di alte scogliere,
    dove si può raccogliere,
    togliere,
    trascegliere
    e ricompiere

    per accendere e disciogliere,
    tutto l’amore,
    quel dolce tremore,
    che è nel cuore
    che è albore
    e di dolcezze, sue dimore.

    Ed è timore,
    dolore,
    di pianto un clamore,
    di lacrime un rumore,
    di vita l’espiatore.

    I miei rispetti
    Nì Ghail

    Slàn

    10/10/2012 alle 19:35

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